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Effetti antitumorali degli antagonisti del growth hormone-releasing hormone (GHRH), in associazione ai farmaci chemioterapici, nel trattamento del mesotelioma pleurico maligno.

Iacopo Gesmundo1, Valentina Audrito1, Alessandro Fanciulli1, Silvia Deaglio1, Ezio Ghigo1, Andrew V. Schally2, 3, Riccarda Granata1

 

1Dipartimento di Scienze Mediche, Università di Torino; 2Division of Endocrinology, Diabetes and Metabolism, Department of Medicine Miller School of Medicine, University of Miami, Miami, FL; 3Endocrine, Polypeptide and Cancer Institute, Veterans Affairs Medical Center, Miami, FL

 

Il mesotelioma pleurico maligno (MPM) è un tumore aggressivo, associato con l’esposizione all’asbesto (amianto), per il quale la prognosi è infausta e le terapie inefficaci. Gli effetti degli antagonisti del growth hormone-releasing hormone (GHRH), ormone che stimola il rilascio dell’ormone della crescita (GH), sono stati dimostrati in molti lavori, in merito alla loro capacità di inibire la crescita di numerosi tipi di tumore, in modelli sperimentali in vitro ed in vivo, come il tumore della prostata, della mammella e del polmone.

Il nostro gruppo di ricerca ha recentemente dimostrato la capacità dei GHRH antagonisti di ultima generazione, MIA-602 e MIA-690, di ridurre la sopravvivenza e la crescita delle cellule di MPM umano in coltura, derivate da pazienti, e di inibire la crescita di questo tumore in modelli sperimentali animali in vivo. Questi risultati hanno suggerito un potenziale ruolo terapeutico degli antagonisti del GHRH per il trattamento del MPM.

Pertanto, lo scopo di questo nuovo lavoro è valutare l’effetto di MIA-690, il più efficace tra gli antagonisti finora testati, in combinazione con i chemioterapici attualmente utilizzati nella terapia del MPM, pemetrexed e cisplatino, in modelli cellulari di MPM umano in vitro ed in vivo.

L’obiettivo di tale studio è dimostrare che i GHRH antagonisti possono agire in combinazione con le sostanze chemioterapiche potenziandone gli effetti antitumorali, permettendo quindi non soltanto di aumentarne l’efficacia, ma anche di ridurre gli effetti tossici associati alla chemioterapia.

Dai risultati di questo studio è auspicabile osservare l’interazione positiva tra i GHRH antagonisti e pemetrexed/cisplatino, al fine di individuare, in una fase successiva, un potenziale trattamento efficace per questa patologia attraverso lo sviluppo di ulteriori studi preclinici e di studi clinici nell’uomo.